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Il Giardino della memoria

Una parte dei giardini dell'ex ospedale, dal maggio 2005, l'Amministrazione Comunale l'ha intitolata "Giardino della Memoria" facendo porre, lungo il vialetto che collega via Marconi alle Scuole e al viale della Stazione, due piante e due stele a ricordo di Giorgio Perlasca e della Shoah e del Metz Yegern, il genocidio dei popoli ebreo ed armeno. Negli anni successivi sono state poste altre stele e piante a ricordo delle Vittime dei Gulag e Vittime delle foibe.

Immagine Giardino della memoria

Il giardino dei giusti a Levico Terme: la prima pianta dedicata a Giorgio Perlasca.

La città di Levico Terme si è resa protagonista domenica 22 maggio 2005 di un'iniziativa a significativa valenza simbolica: l'inaugurazione di un "Giardino dei Giusti" con la messa a dimora della prima pianta dedicata a Giorgio Perlasca.

Giorgio Perlasca, il diplomatico resosi protagonista, a cavallo fra il dicembre 1944 ed il gennaio 1945, di un'eroica e prolungata azione che consentì di salvare la vita a migliaia di ungheresi di religione ebraica e che scelse la nostra cittadina termale per trascorrervi lunghi periodi delle sue vacanze.

Giorgio Perlasca, nato a Como nel 1910 e morto nel 1992, nel ruolo di diplomatico presso l'Ambasciata Spagnola riuscì a proteggere, sfamare e salvare ben 5218 ebrei ungheresi dalla deportazione e dalla morte. Dopo la fine della guerra Perlasca rientrò in Italia conducendo una vita serena senza raccontare a nessuno, nella sua riservatezza, la sua storia fatta di coraggio, altruismo e solidarietà.

Solo negli anni ottanta alcune donne ebree ungheresi, ragazzine all'epoca delle persecuzioni a Budapest, scoprirono attraverso ricerche e testimonianze l'intera vicenda e risalirono al nome di Perlasca che finalmente, nell'ultima parte della sua vita, uscì dal riserbo per raccontare i tragici eventi nelle scuole, rivolgendosi alle giovani generazioni con lo scopo di "non dimenticare". 
Levico Terme, con il suo "Giardino della Memoria", intende entrare a far parte di una ideale "Foresta dei Giusti" assieme a molte altre città che, sull'esempio di Gerusalemme, come Erevan, Sarajevo e Milano, hanno deciso di ricordare con un albero coloro che si sono opposti alla barbarie: i fiori della primavera, bianchi e puri, ci ricorderanno ogni anno l'impegno di tanti "angeli candidi" che hanno saputo contrastare il Male con testimonianze di giustizia, solidarietà e "pietas" che assumono un valore "sacro". 
Chi sono i Giusti e quali valori rappresentano oggi, all'alba del terzo millennio, in un mondo che è ancora pervaso da violenze inaudite, da regimi oppressivi, da integralismi religiosi, da odio razziale, dalla follia del terrorismo che uccide uomini, donne e bambini inermi ed innocenti perpetuando la teoria di Tommaso Hobbes riassunta dalla frase "Homo homini lupus"? 
I Giusti sono coloro che, nel secolo scorso, hanno saputo ribellarsi con atti concreti di coraggio e solidarietà umana alle nefandezze ignobili dei totalitarismi che si sono macchiati dei peggiori crimini contro l'umanità sino ai genocidi infiniti che ancora oggi caratterizzano la scena politica mondiale. 
Sono coloro che, giorno dopo giorno, si impegnano, anche rischiando la propria vita, per spezzare la catena della violenza e della sopraffazione, che fanno una scelta di campo dalla parte degli offesi e degli ultimi, che resistono agli arroganti ed ai prepotenti assassini alzando la loro voce autorevole contro i carnefici tutelando sino in fondo la dignità delle vittime all'insegna della verità in mezzo alla tragedia infinita. 
I Giusti sono anche coloro che stimolano le nostre coscienze a non lasciarsi sopraffare dalla malafede o anche dalla semplice indifferenza, a non abbandonarsi al tentativo di autoassolversi per aver assistito come "spettatori inerti" di fronte al crimine in quanto "eravamo impotenti". 
Sono coloro che ogni qual volta l'Odio rinasce dalle ceneri attraverso la persecuzione di popoli interi, espropriando la dignità e spogliando uomini, donne e bambini del loro nome, riducendoli a "non persone", marchiandoli con numeri infami, sanno impegnarsi per la ricerca suprema dell'intensità del Bene alimentando con forza la fiducia nei valori della civiltà. 
Sono, come recita un canto popolare kurdo, "coloro che rimangono vivi nel cuore della loro gente e non muoiono mai". 
Giusto fu Lorenzo, l'operaio italiano che aiutò Primo Levi nel campo di Auschwitz aiutandolo con disinteressati atti di carità a sopravvivere fisicamente ma soprattutto a ricordargli che esisteva pur sempre, in mezzo alla violenza cieca ed ottusa che non sembrava lasciare scampo, un mondo di giustizia che avrebbe alla fine fatto trionfare il Bene contro l'odio e la paura. 
Riferendosi alla tragedia dell'Olocausto, credo nessuno possa aver dimenticato le parole di speranza di Anna Frank: "Nonostante tutto continuo a credere nell'intima bontà dell'uomo. Quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l'ordine, la pace, la serenità". 
Giusto è Pietro Kuciukian che ha consegnato alla memoria collettiva i Giusti per gli Armeni, rendendoli immortali e salvando dall'oblio le preziose testimonianze dei tragici eventi del 1915-1923 che costituirono il primo genocidio del ventesimo secolo. 
Giusto fu Oskar Schindler al quale gli ebrei sopravvissuti vollero testimoniare la loro eterna riconoscenza con una incisione su un anello d'oro come segno della inesauribile luce del bene rimasta accesa fra le tenebre più profonde e silenziose scese sul cuore dell'Europa. Queste le parole incise: "noi non dimenticheremo i dolori dell'Egitto, noi non dimentichiamo Haman, noi non dimentichiamo Hitler, in mezzo ai reprobi, noi non ci dimentichiamo dei Giusti". 
Come Schindler, tedesco eroico che scelse di stare dalla parte dei perseguitati, è rappresentato nel "Giardino di Gerusalemme" da un albero di carrubo, così oggi noi, cittadini di Levico e del mondo, intendiamo dedicare alla memoria di Giorgio Perlasca questo albero di liquidambar a perenne ricordo della sua vita e della sua opera, perché il suo alto spirito continui ad illuminare gli uomini che frequenteranno questo luogo di pace. 

dott.
Carlo Stefenelli 

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Pagina pubblicata Mercoledì, 07 Gennaio 2015 - Ultima modifica: Mercoledì, 27 Gennaio 2016

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